IL TREND DEL MERCATO DEGLI AGRUMI TRA GUERRA E PANDEMIA

Con la campagna agrumicola mediterraneo alle battute finali e la stagione d’oltreoceano ormai alle porte, risulta utile un momento di sintesi sugli andamenti di mercato post pandemico, soprattutto alla luce degli ulteriori sconvolgimenti che hanno interessato l’Europa.

Prima di addentrarsi sulle performances delle singole famiglie di prodotto è necessario porre l’accento su alcune criticità esterne che avranno sempre più impatto su pricing e consumi, e che, più che disavventure una tantum, vanno ormai considerate “the new normal” per l’ortofrutta di importazione: 1) tema logistico, con noli mare più che raddoppiati a distanza di un anno; ed incertezza sulle date di arrivo con settimane di ritardo come costante; 2) la galoppante inflazione sul fronte della domanda, aggravata dal parallelo aumento dei costi, da cui la necessità di trovare un giusto equilibrio per mantenere un business sostenibile dal lato offerta, cercando di non gravare in toto sul lato domanda impattando sui consumi.

Il Limone nazionale, con particolare riguardo all’area vocata di Siracusa, non ha fatto registrare performances esaltanti. La tardiva raccolta del Primofiore 2021, come prevedibile, ha apportato ad un’inferiore disponibilità, ma nonostante la carenza di offerta non si è verificato l’atteso incremento dei prezzi, con quotazioni in media migliori rispetto alla precedente disastrosa campagna ma comunque al di sotto delle aspettative. Cresce, e resta soddisfacente sul fronte pricing, la distribuzione del Limone IGP Siracusa, referenza oramai trasversale nell’assortimento di diverse distribuzioni organizzate.

Sul fronte spagnolo la campagna del Limone Primofiore è stata ancor più sotto tono, sia sotto il profilo del volume che dei prezzi. Tralasciando i fattori climatici, in specie le intense piogge che hanno caratterizzato l’annata, la stagione deludente è principalmente imputabile alla concorrenza turca, che per problemi fitosanitari e forte del deprezzamento della Lira, ha inondato Balcani ed Europa dell’Est a svantaggio del Primofiore Spagnolo (con particolare riguardo alla categoria standard).

La produzione estiva di Limone Verna fa registrare una riduzione dei volumi vicina al 40%, e considerando le caratteristiche del frutto, le piogge persistenti hanno apportato ad un’eccessiva crescita dei frutti in pianta, con una conseguente abbondanza dei calibri 1/2/3 e la mancanza dei più commerciali cal 4 e 5. Si attendono prezzi decisamente alti ed una campagna molto breve in comparazione alle precedenti.

Sul fronte oltreoceano si annuncia una campagna ricca di variabili. In produzione si registra buon volume, buona qualità e buon bilanciamento di calibri sia per il Sud Africa che per il Sud America. Nonostante le buone condizioni in campo, ed il fatto che la fine anticipata della campagna mediterranea lascerà più spazio al limone d’oltremare, altri elementi influenzeranno pesantemente le performances ed il pricing del comparto.

Dal lato sudafricano, prima le intense piogge nella zona del Limpopo, successivamente gli scioperi ed i pesanti atti vandalici nella Sundays River Valley, stanno ritardando pesantemente la raccolta ed il conseguente imbarco dei Limoni. Importante impatto avranno ulteriori criticità quali: l’incognita Ucraina/Russia, Paesi che annualmente assorbono circa il 9% della produzione agrumicola sudafricana; l’incremento a doppia cifra dei costi di produzione e soprattutto dei noli mare; l’inasprimento dei controlli fitosanitari e delle procedure documentali export causa Black Spot.

Dal lato Argentino, a due anni dal blocco delle esportazioni dopo l’intercettazione di svariati casi di mancha negra (black spot), persistono grandi pressioni e controlli molto stringenti lungo tutta la filiera. Il deciso aumento dei costi (ed in particolare dei noli mare) non aiuterà un comparto già dilaniato da un’inflazione molto elevata e dal costante deprezzamento della moneta.

(serie storica 2012-2021 export limoni ZA)

Con riguardo alle Arance, la stagione sul fronte nazionale è stata tendenzialmente favorevole, con volumi non esaltanti, ma con quotazioni superiori alla media. Le performances sono state positive sia con riguardo agli areali jonici per le varietà Navel, che soprattutto per le varietà rosse della Piana di Catania. Più sottotono la campagna del Valencia siciliano che si avvia al termine nelle prossime settimane.

Decisamente sotto performante la campagna delle arance spagnole, con quotazioni stagnanti per tutta la campagna invernale, ben al di sotto dei costi di produzione. Per i produttori iberici il panorama è stato aggravato dalle intense piogge. In queste settimane la transizione dalle varietà Lane Late a Valencia porta l’auspicio di un lieve incremento delle quotazioni, soprattutto in vista della fine della produzione nazionale.

A gravare sul pricing delle Arance, in specie per Spagna, la massiva presenza in Europa di Arance Egiziane (di recente primo player mondiale per esportazione della referenza). Questo fenomeno, costante degli anni recenti, potrebbe essere ancor più pressante nel corso di quest’anno alla luce del deciso calo delle esportazioni egiziane in Cina e soprattutto del parziale blocco alle esportazioni verso Russia ed Ucraina, che in condizioni di normalità assorbivano più della metà della produzione egiziana.

Con riferimento alle Arance d’oltreoceano si annuncia una stagione estiva caratterizzata da volumi inferiori e quotazioni decisamente più alte rispetto alle precedenti stagioni. La carenza idrica nelle aree più vocate del Sud Africa; il deciso incremento dei costi di produzione e delle materie prime; il raddoppio dei costi nolo e soprattutto i deludenti risultati delle passate stagioni (ben al di sotto del punto di pareggio se si esclude la campagna 2020) alzeranno decisamente le pretese degli esportatori che cercheranno di migliorare i ritorni fissando commercialmente dei minimi garantiti; riducendo le quote di piccoli calibri e seconde categorie; prediligendo mercati commercialmente più sicuri e con meno pretese fitosanitarie, soprattutto alla luce dei paventati cambi di protocollo fitosanitario causa FCM in fase di discussione.

(serie storica 2012-2021 export arance ZA)

Con riguardo ai Pompelmi si chiude in queste settimane la campagna mediterranea, a consuntivo stagione incolore sia per i volumi che per le quotazioni.

Come da premesse il Pompelmo turco ha sofferto per le note problematiche fitosanitarie ed il susseguirsi di rilevamenti di residui di trattamenti post-raccolta superiori ai limiti UE (soprattutto Clorpirifos), ciononostante svariati operatori hanno continuato a commercializzare la referenza sebbene con volumi più bassi. Nonostante la defezione Turca, l’andamento delle vendite non è stato esaltante né per il prodotto cipriota, che si appresta a chiudere la campagna nelle prossime settimane, né per il pompelmo israeliano, in flessione sul fronte pricing e con una campagna chiusa con largo anticipo rispetto agli anni precedenti. In controtendenza le performances del Pompelmo Spagnolo, che nonostante la scarsa colorazione dello Star Ruby, è riuscito a prendere piede anche sul mercato italiano con un buon rapporto qualità prezzo.

Con riguardo all’Emisfero Sud, in queste settimane arrivano i primi Star Ruby Sudafricani in Europa e si annunciano quotazioni importanti. Tuttavia le recenti performances del comparto tendono a mostrare un picco del pricing nelle prime settimane di commercializzazione, seguito da lunghi mesi di costanti ribassi, con risultati medi a fine campagna decisamente al di sotto del breakeven. Al fine di evitare il canonico crollo estivo, quest’anno gli esportatori, nonostante un generale aumento della produzione, intendono esportare in Europa volumi inferiori, tagliando le linee di prodotto a basso margine come la seconda categoria ed i piccoli calibri ed aumentando la quota sul mercato interno per la trasformazione. I rincari delle materie prime, unite al raddoppio dei costi nolo renderebbero altrimenti non sostenibile per i produttori l’ennesima annata deludente.

(serie storica 2012-2021 export pompelmi ZA)

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